GREGUERÍAS

Greguerías

Greguerías y otros textos - Un estruendo confuso, un bullicio de voces superpuestas.

Un día de 1910, en el primero derecha de la casa número 11 de la calle de la Puebla de Madrid, un día de escepticismo y cansancio, Ramón llevó a cabo un experimento alquímico: dijo haber tomado todos los ingredientes de su laboratorio, frasco por frasco, haberlos mezclado, y del precipitado —de la depuración y de la disolución radical— surgió la greguería. Desde entonces, añadía, era para él «la flor de todo lo que queda», lo que sobrevive al desencanto.
Ramón contaba haber metido la mano en el gran bombo (la urna) de las palabras y haber sacado al azar una bola: era «greguería», todavía en singular; plantó aquella bola y de ella tuvo un jardín. El azar, decía, ha de ser el bautizador de los mejores hallazgos.
Ramón decía haber conservado esa palabra por su eufonía y por los secretos que esconde. Y daba la definición del viejo diccionario —algarabía, gritería confusa— con la coda burlona que es el corazón de la fábula: en los diccionarios anteriores, escribía, significaba el chillido de los cerdillos cuando corren detrás de su madre. A lo que añadía la glosa poética: es lo que los seres gritan confusamente desde su inconsciencia, lo que gritan las cosas.

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  1. 24. Nelle birrerie a gestione familiare si può apprezzare la bellezza delle bariste che sfiorisce inesorabilmente ad ogni inizio di campionato. Torino · 2025
  2. 86. Come sarebbe bello se voi rimaneste giovani per sempre
    e io invece no
    per sempre
    Venezia · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  3. 178. Percorrendo la strada statale ci si rende conto che i paesini tra Lyon e Paris sono fatti con il copia-incolla. Paris · 2026
  4. 191. Gli anziani mi piacciono perchè sono veri, infatti non riceverebbero nessun vantaggio ad atteggiarsi per quello che non sono. Genova · 2026
  5. 55. È sempre bellissimo correre nudi ed ebbri nella notte innevata Champoluc · 2025
  6. 182. In tutte le grandi città che visito: i cantonieri sono negri, le donne con le borse della spesa sono grasse, i vecchi ricchi davanti agli alberghi di lusso sono insieme a bellissime puttane. Madrid · 2026
  7. 181. Gli anziani sono ovunque gli stessi, se stessi. Non si devono atteggiare, non hanno bisogno di presentarsi per ciò che non sono. Bilbao · 2026
  8. 13. La sua moto era stata rapita da una guarnizione fallace Torino · 2025
  9. 184. Tutta l'arte del mondo che mi piace maggiormente si concentra tra l'Italia, la Francia e la Spagna. Madrid · 2026
  10. 196. I ricchi sono disposti a pagare cifre assurde pur di non rischiare di incontrare dei poveri. I luoghi esclusivi promettono solo questo. Alassio · 2026
  11. 45. A little bid incredibol
    a little bit absurd
    this is the story of my tools
    London · 2023
  12. 33. La vera Italia, i veri italiani, si trovano solo allo stadio. Torino · 2025
  13. 3. Sul bus parlano urlando per rompere il silenzio, ripetono ossessivamente la stessa frase, parlando altre lingue. Torino · 2025
  14. 40. Viaggiare serve a scompigliare i pensieri, un tempo anche i capelli, mischiare gli atomi del sentire, il viaggio tersa, spazza, ravviva, limpidizza il tutto.
    Per scrivere dovremmo essere sempre in un qualche tipo di viaggio.
    Imperia · 2025
  15. 189. Gli influencer che grigliano passano la loro vita a massaggiare cadeveri che si mangeranno Barcellona · 2026
  16. 16. Si può afferamere che il PIL e la buona salute, siano fattori inversamente proporzionali in un sistema ri-tardo capitalista come il nostro. Torino · 2025
  17. 6. Madri sposate e spossate, crescono figli che le schifano. Torino · 2025
  18. 18. A 25 anni avrebbe voluto viaggiare in paesi di mare, avere molti soldi e possedere una casa con un gineceo molto affollato. Torino · 2025
  19. 42. Lo specchio chiede conto del motivo per cui esistiamo.
    Ma io nello specchio non ci sono, perchè non mi sento interessante, non mi interesso.
    Ma lo specchio più terribile rimane quello che riflette senza rovesciare l’immagine.
    Alassio · 2025
  20. 8. Il rumore che emetteva durante la frenata, era quello di denti umani che mordevano la rotaia. Torino · 2025
  21. 2. Il coefficiente di imbruttimento generale, va sempre moltiplicato per i kilometri di distanza dal centro. Torino · 2025
  22. 56. Astigmatico, presbite, miope, ipermetrope, daltonico, ambliopico, ipoacusico quasi sordo.
    Tutte le donne, sia da lontano che da vicino, gli sembravano interessanti e desiderabili.
    Milano · 2026
  23. 19. Ogni suo gesto o parola, sembravano voler chiedere scusa. Torino · 2025
  24. 183. La fortuna di Goya è stata quella di dipingere per primo il pelo pubLico. Madrid · 2026
  25. 25. Darei un rene per poter sapere che musica ascolta la gente che incrocio, nella propria cuffia. Torino · 2025
  26. 31. Quando la vita fa schifo, i colori dei quadri tendono ad accendersi. Torino · 2025
  27. 192. La percentuale di omosessuali, lesbiche, obesi di entrambi i sessi, donne praticamente nude; è maggiore a Barcellona che in qualsiasi altra città che io abbia mai visitato. Barcellona · 2026
  28. 197. Catapultato nella vita di un altro.
    Circondato dalla neve ghiacciata.
    Stringeva suo padre al petto come fosse un figlio.
    Torino · 2026
  29. 38. Ci sono periodi in cui si può essere felici con un buon libro, un buon vino, incenso di mirra e solitudine. Alassio · 2025
  30. 26. L'atto creativo è l'unico discrimine tra uomo e animale, per questo siamo tutti artisti, a parte alcuni animali che vengono considerati a torto come bambini dai loro padroni. Piacenza · 2025
  31. 49. Durante i viaggi siamo più creativi, gli atomi si mischiano.
    Viaggiare chiarisce, sposta le nubi dai pensieri, limpidizza, ravvia, spazza.
    Torino · 2025
  32. 28. Molte donne usano lo spiritismo come tecnica per cercare di apparire interessanti. Torino · 2025
  33. 52. Chi ama il mondo e la vita viaggia, e vive meglio da profugo che da congiunto Roma · 2025
  34. 173. In una selva oscura sbagliando strada per recuperare la moto, si alzano da un albero un gruppo numeroso di piccole rondini, formano una specie di cerchio nel cielo e si dividono in due, un gruppo va verso est e uno verso ovest, seguo quello che va verso ovest e incrocio lo sguardo di un piccione che mi guarda perplesso dai fili della luce. Bordeaux · 2026
  35. 187. Mentre viaggiamo, iniziamo a pensare ai prossimi viaggi Barcellona · 2026
  36. 9. Il lavoro del poetare, deve fallire inevitabilmente, il poeta deve rimanere sconosciuto, inutile, altrimenti non si tratta di buona poesia. Torino · 2025
  37. 193. Invidiamo i giovani perché di norma non hanno ancora grandi sensi di colpa, non hanno abbandonato figli, tradito amici, fatto naufragare grandi amori. Alassio · 2026
  38. 35. Le persone vengono mantenute in uno stato di perenne insoddisfazione sessuale, attraverso la diffusione di un immaginario iperbolico pornografico da una parte, e la morale sociale dall'altra. Torino · 2025
  39. 195. Madri e figli schiamazzano al tavolo, ma quando parla lui tutti tacciono. L'unico potere del padre che dispensa sganascioni Alassio · 2026
  40. 185. Si mangia per noia, viaggiando posso digiunare per giorni. Madrid · 2026
  41. 7. Solo da giovani la morte viene considerata come la peggiore delle ipotesi. Torino · 2025
  42. 168. In cima al palazzo giochi di bimbi tra le nuvole ci osservano Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  43. 22. I grandi campioni che si improvvisano allenatori, spesso producono vittorie di Pirlo. Torino · 2025
  44. 36. Non capiremo mai il senso degli enormi faccioni che la gente si appende in casa. Torino · 2025
  45. 180. L'arte ci attende solo se stiamo viaggiando o sognando Bordeaux · 2026
  46. 54. Nei convitti dell'upper class locale
    non manca mai una bellissima ragazzina di colore
    adottata.

    Torino · 2025
  47. 11. Quelle due petulanti di Musica e Pittura, ridondano di continuo sul dato di fatto che tutta la bellezza disponibile sia stata esurita tra il 1400 e il 1700, tra Paolo Ucello e Franz Schubert. Torino · 2025
  48. 29. Di alcune donne che erano belle, sono rimasti solo i tatuaggi Torino · 2025
  49. 188. La maggior parte delle madri pesa il triplo delle loro figlie. Barcellona · 2026
  50. 50. Soffriva di una rara patologia che lo costringeva a consumare alcool davanti a qualasiasi manifestazione sportiva. Torino · 2025
  51. 43. Quando nemmeno le grandi inaugurazioni emozionano più, l'unico modo di tirarsi su è quello di andare a giocare come bambini Torino · 2025
  52. 4. I poveri risparmiano da soli, i ricchi si indebitano con gli altri. Torino · 2025
  53. 15. Il problema delle persone che hanno la fobia per la pulizia, è quello di dover fare i conti anche con le proprie stesse viscere e deiezioni. Torino · 2025
  54. 20. In un mondo come il nostro, dove tutte le risposte sono a disposizione, l'intelligenza di pensiero consiste nel porre le domande. Torino · 2025
  55. 1. L'impeccaminosa, impeccabile e peccaminosa, afferiva nello specifico alla sfera del sogno. Torino · 2025
  56. 39. Capita a volte di sentirsi appartenere a luoghi che non avevamo mai visto, e nei quali non ci fermeremmo mai, e per nessuna ragione al mondo. Genova · 2025
  57. 37. Volendo immaginare per esercizio, un lato positivo anche del carcere, si dirà che ha il suo vantaggio il fatto di non poter essere visitati inavvertitamente da amici e parenti invadenti. Genova · 2025
  58. 194. Nei locali sembra di incontrare gente conosciuta, ma sono solo peronse con facce stereotipate da gente che sembra di \conoscere Alassio · 2026
  59. 14. I padri cinquantenni di figlie femmine amerebbero vivere in un mondo dove tutte le giovani ragazze fossero vogliose di sesso con gli adulti, ad eccezzione delle loro figlie. Torino · 2025
  60. 48. Quando tutti gli sembravano idioti finiva per deprimersi, unica soluzione che aveva trovato era quella di entrare in un locale a caso della sua zona fingendo di essere membro di un'associazione di quartiere. Scambiare due chiacchere con i vicini gli faceva bene. Torino · 2025
  61. 53. Di riffa e di raffa riempiamo di vino la nostra caraffa
    Una continua baruffa in una immacolata concentrazione notturna
    ci onoriamo disonorando il nostro debito con il mondo
    Roma · 2025
  62. 21. Per quale motivo misterioso era stato scelto come padre di due figli eccezionali. Torino · 2025
  63. 34. Ci si riferisce normalmente all'Accademia come luogo nel quale si insegna l'Arte o l'Arte della guerra. L'artista combatte. Torino · 2025
  64. 198. Di alcune donne ci si riesce ad innamorare solo delle scarpe Torino · 2026
  65. 32. Gli idioti non sanno fare altro che cambiare il nome alle cose, al solo fine di darsi ragione. Torino · 2025
  66. 23. Le persone che hanno sprecato tempo in un attività, sono più inclini ad acquistarne il risultato. Torino · 2025
  67. 190. Mentre andiamo in barca a vela, o mentre pensiamo di prendere la patente anche per guidare i camion, l'arte ci attende? Barcellona · 2026
  68. 51. La celicolocalcolatrice computava la maligna malvagità del mondo tutto.
    Inviava i totali al centro di computazione dati della lega dei pianeti uniti.
    Torino · 2025
  69. 30. Tutti devono avere almeno un'automobile per sentirsi liberi (auto-nomi).
    Tutti sono felici di pagare la loro auto a rate con il loro lavoro.
    I parcheggi non sono più sufficienti per tutte queste auto.
    Tutti sono felici di pagare il loro parcheggio, divenuto bene scarso e quindi ambito.
    Potremmo vivere felici, ma siamo nell'epoca della creazione di continui nuovi bisogni.
    Torino · 2025
  70. 41. Finisce in lacrime ogni sogno d’amore, da oggi anche dall’altra parte della strada. Torino · 2025
  71. 57. Chi desidera vede qualcosa che gli altri non possono vedere.
    La bellezza non è mai né morale né giusta.
    La bellezza è una colpa condivisa
    tra chi guarda
    e chi viene guardato
    entrambi sempre nudi e senza difese.
    Torino · 2026
  72. 175. Sulla T-shirt della bella ragazza che mi veniva in contro era scritto "Sesso droga e Winnie the Pooh" Barcellona · 2026
  73. 186. La quantità di tempo impiegata nelle vicissitudini degli amori romantici è tragicamente enorme. Barcellona · 2026
  74. 46. La buona poesia neccesita di povertà, mancanza, disgrazia e bestemmie
    Milano · 2025
  75. 12. Quando siamo da soli con noi stessi, ci parliamo in modi particolarmente aggrazziati Torino · 2025
  76. 17. La maggior parte delle donne islamiche nord africane, se le si immagina senza il velo, si trasformano in donne calabresi. Torino · 2025
  77. 174. Come bambini in campeggio arrivano tutti felici alla cerveceria del barrio. Madrid · 2026
  78. 27. La purezza è quasi più negativa della coerenza. Piacenza · 2025
  79. 47. Camminando a caso
    solo seguendo i culi delle sconosciute dinnanzi a se
    notava infine che attorno a certe ragazze si formavano bolle di elettricità statica
    Torino · 2025
  80. 5. La ricchezza è una questione di consenso rispetto a quello che si sta dicendo di voler fare.
    Torino · 2025
  81. 44. Per chi si trova nella banale condizione di eterosessualità, ovvero di essere nato da una donna e di amare le donne, la vagina rappresenta uno spazio al confine tra sacro e profano, spazio di adorazione quasi religiosa, mistero, nascita e morte, passato e futuro, genitore e figlio, natura aliena, potenza inspegabile alla quale ci si vuole arrendere con gioia. Genova · 2025
  82. 10. Chi desidera vincere, desidera almeno altrettanti sconfitti. Torino · 2025
  83. 176. In Italia è allo studio un nuovo partito trasversale, si chiamerà Forza Italia Viva Torino · 2026

Poemas

  1. 90. Dodici Giugno Ei fu fuffa
    fantastico incantatore di folle
    inaudito animatore in acquari di carciofi
    Demiurgo catodico
    Burattinaio di folli pupazzi
    porci e puttane patinate
    Ennesimo unto miracolo italiota
    si amava da morire
    si perdonava tutto
    vinceva senza vergogna
    Campione di coppe
    amatissimo
    solo i pazzi gli tirarono le pietre
    alla fine
    simulacro di se stesso
    Cagliari · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  2. 132. MEGLIO AMARE CHE COMPRENDERE Meglio la bellezza della verità
    Meglio ridere che conoscere
    Meglio amare che comprendere
    Inventiamo il reale
    per non farci ammalare
    fateci sognare
    Saremo felici lo stesso
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  3. 134. ADORATO Il bambino obeso
    giocava con un pallone dorato
    in mezzo ad una piazza di tavolini
    Abbatteva anziani e gelati
    ombrelloni e bicchieri
    Un cameriere gli andava in contro
    ma invece di cacciarlo
    iniziava a giocare con lui
    strano
    pensava la gente
    forse aspettano
    che se ne occupi la polizia
    che lo portino via
    forse il bambino
    è figlio di un camorrista
    in soggiorno obbligato
    Fuggiva palla al piede
    tra i caruggi
    con il suo pallone adorato
    Genova · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  4. 142. L'OMBRA DELLA STORIA Nell'ombra
    piccole cose sono andate storte
    La storia ha preso altre pieghe
    Lucio Dalla è un gerarca Nazista
    Il Giappone ha sganciato una bomba atomica
    su Phonex in Arizona
    Siamo sotto la dittatura sovietica
    Il capo dello stato fantoccio italiano
    è Umberto Smaila.
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  5. 98. Ippocampi cinesi Con voi
    amici cinesi
    nel sole di Viareggio
    Siamo come ippocampi volanti
    in un mondo che non può vedere
    nessun altro
    Viareggio · 2022
  6. 110. INTERNO METAFISICO Su un tavolo ocra
    carciofi di ferro
    su pane carasau
    Un orata incartata
    in giornali d’epoca fascista
    Cagliari · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  7. 61. Apocalisse Ha appena compiuto quindici anni,
    dice che per quando ne avrà trenta
    non ci sarà più nulla.
    E' tutto papà.

    "Apocalisse verrà"

    Uragano urlerà e Tempesta soffierà,
    si apriranno come scatole i palazzi di cartone,
    Vulcano brucerà gli inutili soldi di Monopoli.

    E non lucevan le stelle,
    ma meteore a cancellar montagne.
    Sublimi le ultime immagini,
    Natura che vince la nostra guerra contro gli stupidi.

    "Odia gli stupidi, aiuta i deboli"

    Taglio il cartone delle valigie di mio nonno,
    raccolgo quello delle barche perdute,
    che portano al parco giochi i bambini affogati,
    ad abrracciar Godzilla,

    "formidabile mostro giapponese, dagli occhi di fucina"

    Raccolgo cartone abbandonato,
    veicolo di infinite merci effimere,
    nascondiglio di esuli e droghe.
    Come barbone,
    su cartone e cotone,
    dipingo Apocalisse in accelerazione.

    Fossi anch'io uragano,
    che distrugge a caso senza spiegazioni,
    che lancia automobili nel vuoto,
    che ammutolisce i telefoni e spegne le tv,
    che staziona sul pulpito a risucchiare preti e capi, eroi e dotti,
    la saetta nella coppa dei campioni,
    il terremoto nell'idromassaggio delle modelle.

    "E' passato l'uragano Zakamoto!"

    Ha distrutto tutto, anche le case dei cattivi.
    Ha indebolito gli stupidi e instupidito i deboli.
    Ha trovato difetti, rimpianti, male, ignoranza,
    e nemmeno una goccia di speranza.

    Intanto ce ne andiamo a vedere la fine del mondo ad ovest,
    sperando che Colombo non sia mai partito,
    Ulisse non sia mai tornato,
    e che il Kraken o Gamera appaiano all'orizzonte.
    Lisboa · 2016 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024 PDF
  8. 162. REGIONALE Il treno regionale
    con porte verdi fosforescenti
    e strisce bulgare sulla fiancata
    azzurro carta da zucchero e giallo acido
    tendine azzurro sporco
    a incorniciare finestrini bloccati
    sedili plastico-termo-pressati
    decorati con texture di fine millennio
    Tutto gli ricordava
    il gusto social-futurista
    del glorioso tempo passato
    del paese locomotiva del mondo
    e notti magiche inseguendo un gol
    Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  9. 163. TRATTORIA Ma i ritardati
    sognano su cuscini
    di lana di pecora mongola?
    In questo locale marittimo
    arredato da un folle
    in stile barca montanara
    baita sommergibile
    caravella valdostana
    con controsoffitto e neon
    da ufficio comunale
    e foto alle pareti
    che ritraggono il proprietario
    assieme a personaggi
    che dovrei conoscere
    Non potevo che trovare
    personaggi ambigui
    Anziane in grembiule
    gambaletti e ciabatte
    Chef magrebini
    che parlano genovese
    Genova · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  10. 104. La prima cosa La prima cosa
    vista prima di addormentarmi
    è un triangolo di cielo stellato
    limpido e nitido
    come in una notte gelida
    Torino · 2021
  11. 91. Incoerenza creativa Appena terminato di costruire il nuovo studio
    con tutte le postazioni per gli assistenti
    colori pennelli cavalletti
    mi sono seduto al centro
    e ho iniziato a scrivere sul mio taccuino.
    Fa parte del processo misterioso
    si tratta di perdere tempo
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  12. 113. Maiamai Nelle piazze d’Italia
    moltitudini
    di facce da culo

    Negli stadi del mondo
    si innalza l’inno
    dei campioni

    Mai amai tanto
    mio amore
    mare di miele
    Torino · 2008 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  13. 112. Pagliacci ritardati con maschere da porci L’Italia in preda
    alla peggiore crisi isterica
    dopo la guerra del Golfo
    Sono scappato in Belgio
    Le guerre successive
    alla prima crisi del Golfo
    sono state normali e noiose
    non hanno impaurito nessuno
    a quanto pare
    nemmeno l’11 Settembre
    tutti a pensare
    "se la sono cercata"
    Il virus ha mandato il tilt
    il sistema
    Tempo di merda
    ma ottima birra
    Il Kraken del profitto
    si inchina alla “scienza”
    alla farmacia
    inizia un sistema diverso
    forse peggiore
    sicuramente diverso
    Tutto chiuso
    negozi chiese stadi
    parlamenti tribunali
    Sterilizzare le mani
    Scansare gli sconosciuti
    Scopare senza toccarsi
    Stare in casa
    Scemo chi legge
    Avanti a slogan
    urlati da vecchi
    pagliacci ritardati
    che indossano maschere
    da porci
    Tutelare i fragili
    Vigile attesa
    niente poesia oggi
    bisogna sopravvivere
    Bruxelles · 2020 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  14. 119. 15 Novembre Al 15 di Novembre
    l’agrimensore spaziale
    coglie il grano di corallo
    La stella della gioia
    brilla nello spazio
    Il figlio di Atrio
    danza ebbro del vivere
    Alghero · 2018 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  15. 177. P. Zakamoto Stupendo piccione gigante
    dagli occhi di ghiaccio
    al timone del proprio artificio
    pronto ad esplodere
    conia valore dal nulla.

    Grande quanto un tacchino
    guida per i mondo un moto a vela
    dal portamento elegante
    Libero dal bisogno
    Splendente
    Lyon · 2026
  16. 84. Il mio cavalletto finestra su altri mondi Un teatro di acrobati ambulanti
    con dentro nuvole come pensieri e specchi
    a terra l'isola di Böcklin sulla copertina di un catalogo
    una lampada di Zanotta
    Poesia che mi urla nel cervello senza sosta
    la mia perenne inquietudine è malattia mentale
    Cieli di fuoco arancio antiruggine
    vita di sogni
    Isole metafisiche fuori contesto
    statue mascherate in luogo di esseri umani
    pezzi di muri scarabocchiati
    da poeti appena nati
    giornali strappati
    palmizi sfrangiati
    Oggetti incomprensibili
    inspiegabili inquietanti
    Sul pelo del mare un idrovolante portoghese
    L'orologio fermo, il tempo congelato
    Il mio cavalletto finestra su mondi
    creati dal mio cervello
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  17. 137. UMANO DISUMANO Umano troppo umano, è un libro spietato che fece il botto nel Milleottocentosettantotto .
    Il film Umano non umano, inizia con un battito del cuore nel Millenovecentosessantanove.
    Umano è l’uno, disumana è la moltitudine di umani come me nel Duemilaventitrè.

    Ad un matrimonio notava come, più gli altri facessero schifo e più si agghindassero alla stregua di battone e supereroi.
    Come principesse e conti, passeggiavano per i giardini fioriti, oscena sfilata di obesi incoronati, dolci confetti zuccherati.
    Erano tutti in coppia e avevano tutti la faccia di chi ha sposato la persona sbagliata e vorrebbe fare cambio con i vicini.

    Ascoltava le notizie che gli confermavano come i ritardati avessero preso il potere, erano i suoi compagni scemi e grevi delle medie, e le sue compagne rigide dell’università, quelle che chiedevano la castrazione per qualsiasi reato.
    Quelli che non potevano concepire la bellezza dei poveri, perché solo sulle Ferrari erano tutti belli.
    A scuola ancora insegnavano principalmente il sacrificio di sé, mascherato dietro al termine di meritocrazia, sacrificio per lo studio, per il lavoro, in guerra, come se veramente rappresentasse un valore il sacrificarsi per una causa, per un paese, per un'idea, eccellere in qualcosa al prezzo di sacrificarvi la vita intera.
    Ci si stupiva che la maggior parte dei bambini crescessero ritardati.

    Avrebbe pagato qualsiasi cifra pur di sapere quale musica ascoltassero in quelle cuffie giganti o invisibili.
    Sarebbe stato così poetico se il grosso metallaro anziano sul tram, fosse stato intento ad ascoltare la Toccata e Fuga in Re minore di Sebastian Bach.

    Leggeva: “Sopra noi stessi, solo noi stessi e il gioco di ciò che ci rende felici”.

    Chi c'è lassù, sopra di noi?
    solo noi stessi (Der Einzige).
    Homo homini Deus est.
    Il padre come passato
    Il figlio come futuro
    Lo spirito santo come il nostro essere creativo
    Non il paradiso promesso,
    non il circo della società,
    non il denaro del monopoli,
    ma solo il mio piacere di essere felice con voi felici.

    Il suo paesaggio interiore si era sempre configurato in modo da avere come unico riferimento al di sopra di se stesso, lo stesso se stesso.
    O per meglio dire, al di sopra di sé:
    solo ciò che lo rendeva felice.
    Solo per il suo piacere di vedervi felici.
    Chiedeva a se stesso e si rispondeva da solo, a costo di sbagliare risposta.
    Non aveva mai avuto religione, stato, loggia, comunità.
    O per meglio dire, le aveva sempre scritte in minuscolo.

    Tutto ciò che poteva scegliere la moltitudine disumana che lo circondava era cosa comprare e per quale squadra tifare.
    Lui, forse l’unico umano rimasto sul pianeta, spettatore mandato da altri mondi, osservava e prendeva appunti, un po’ schifato e un po’ divertito dallo spettacolo dell’apocalisse.

    Forse sarebbe stato più felice in un isola senza carta e matite, dove si sarebbe potuto solo pescare, dormire e fare l’amore, avrebbe dimenticato tutto, ma sapeva che sarebbe valsa la pena sorbirsi tutta la merda intorno per giungere al centro e trovare la bellezza del vivere.
    Ne era certo.
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  18. 135. Se / Allora Se
    tutte le persone che sono passate da qui
    tornassero qui ora
    per un inceppo del tempo
    Se tutti
    da tutti i tempi
    ogni noi stesso
    ogni voi stessi
    uno per ogni giorno della nostra vita
    tornasse per passare un giorno qui
    insieme a noi
    Allora
    non ci sarebbe spazio per tutti
    altro che i profughi
    finiremmo schiacciati dai nostri stessi noi stessi
    ancora prima di alzarci dal letto
    Se
    però per un caso fortunato
    ci trovassimo durante l’inceppo
    aggrappati ad un pennacchio
    sul quale nessuno si era mai arrampicato
    Allora
    vedremmo la moltitudine di umani
    di tutti i tempi affollare le strade
    con auto carrozze cavalli e mammut
    uno sopra l’altro
    eserciti massacrarsi in ogni dove
    e anche
    i nostri mille noi stessi
    inciampare e scontrarsi
    sulla strada di tutti i giorni
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  19. 111. Continuo a vedermi Continuo a vedermi
    guardando dentro
    ai tuoi occhi

    Quello che scrivo
    accade
    se lo leggete in tanti

    Stanotte il gazebo è volato via
    rubato in volo da Michael Jackson
    Cervo (IM) · 2008
  20. 165. ALL’ARMI Migliaia di anni
    che ci applichiamo
    nel costruire armi
    che distruggano
    le armature
    dei nemici
    mentre i nostri nemici
    si applicano
    a costruire armi
    per distruggere
    le nostre armature
    Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  21. 167. ZKM SULLA SPIAGGIA L’infanzia dorata
    tra nuvole e balocchi
    in spiaggia a sentire il vento
    Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  22. 149. PEZZI DI ME Improvvisati pugilatori stradali
    corrono nell’alba gelida
    Pazzi spazzano le strade
    dalle nostre bugie quotidiane
    La sensazione di essere piacevolmente solo tra voi
    che tutto ciò che mi sta intorno
    sia sotto il mio completo dominio
    in quanto ognuno di voi sia un mio riflesso
    contenga anche un alito di me
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  23. 179. Louvre Una delle cose più belle del Louvre
    sono gli occhi commossi di Irene
    davanti ad Amore e Psiche
    Paris · 2026
  24. 154. fanciulli Come dipinti
    sulla spiaggia
    fanciulli innamorati
    dormivano abbracciati
    mentre l’orizzonte si riempiva
    di nuvole tempestose
    Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  25. 139. CHLOE La meraviglia di quella bambina
    che
    diciannova anni fa
    scendeva lo scivolo
    in un sogno incantato
    Un miracolo vulcanico
    che apriva una porta
    altrimenti inaccessibile
    Venezia · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  26. 143. FOLLIE Nell’alba di Dicembre
    sotto i portici
    correva ebbro e sudato
    mezzo congelato
    Poco dopo in un commissariato di polizia
    tre agenti montavano un albero di Natale
    scena surreale
    cosa dovremmo festeggiare?
    Morire pazzi in un eremo
    per scappare dal circo del mondo?
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  27. 157. distrazioni La radio accanto al letto
    desintonizzata gracchia sottovoce
    I fogli riempiti di disegni
    mentre il professore spiegava altre materie
    Il libro letto di traverso
    Un aspirapolvere che si avvicina e si allontana
    dietro la nostra porta chiusa
    mentre prendiamo sonno
    Fermarsi immobili durante l’amplesso
    per sentire il rumore del mare
    Svegliarsi presto la mattina
    per spegnere la sveglia
    e rimettersi a dormire
    Distrazioni e fastidi che fanno la vita
    ancora più meravigliosa
    Torino · 2024 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  28. 82. Pensavo Il mondo è pieno
    di ritardati palestrati
    che male parcheggiano
    parlando da soli
    o con l'auricolare nell'orecchio nascosto
    portano a tutti pacchi di cose
    Comprate!


    Nella chiesa
    dentro l'ospedale
    tra le attrezzature abbandonate
    c'era la bara più piccola che io avessi mai visto
    non capivo
    sembrava uno scherzo surrealista
    Mi urlava
    è questo come lo spieghi?
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  29. 117. Vertigo Un effetto vertigo
    manda avanti il cielo
    e indietro il barcone
    devono essere le nuvole
    Il tempo si rallenta
    respiro
    ci dondola il nulla
    Nemmeno un Godzilla gigante
    che distrugga la Giudecca
    Nulla
    Nemmeno un Cristo a pelo d’acqua
    Nulla
    E’ grazie a questo nulla
    mi posso immaginare tutto
    Venezia · 2015 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  30. 85. LO OSSESSIONAVA Intravedeva le case sopra ad altre case
    I veri ricchi vivevano ad un livello
    architettonico superiore
    Costruivano le loro dimore
    in stile neoclassico
    sui tetti di palazzacci
    che fungevano da trampoli
    da alloggiamento di ascensori
    per vedere dall'alto
    per sputare di sotto
    non visti
    Olimpo nel centro dell'acropoli
    dalla strada invisibili
    intagliate con maestria nei sottotetti
    con giardini e piscine
    frutta esotica e femmine perfette
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  31. 147. EDITTO FUTURISTA Dato il nostro nobile scopo
    di sconfiggere
    i ritardati che affollano il mondo
    e assediano i nostri feudi
    Urge edificare la bellezza
    bonificare la paura
    schiantare il lamento
    Torino · 2023 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  32. 77. Pandemonium Nel 2020 in Italia c'è stata una grande moria (non delle vacche).
    Punto.
    Noi quasi si sentiva la nostalgia di Bettino Craxi,
    perchè era come stare sull'Achille Lauro (la crociera).
    Barattoli sormontati da pere e birilli di divieto ovunque.
    Marx (Groucho) e lo Sputnik (il satellite),
    Bic Gates (Bic, la penna a sfera) e l'elefante superdotato della Pfizer,
    giocarono per mesi con il pallottoliere, mentre noi sognavamo di fuggire.
    E io volevo solo che rimanesse il ricordo di tutto questo,
    che la vita qui può essere più surreale di un quadro.
    Ad imperitura memoria del gioco infinito al quale giocheranno a lungo.
    Torino · 2020
  33. 150. DIO ESISTE Dio potrebbe esistere e noi dovremmo crederci
    Dio potrebbe non esistere e noi sprecheremmo tempo se credessimo in lui
    Dio potrebbe non esistere ma faremmo meglio a crederci
    ma forse
    Dio potrebbe esistere ma faremmo meglio a non crederci
    Nel senso che potrebbe esistere ma essere il primo dei ritardati
    il che spiegherebbe molte cose
    Se Dio invece fosse intelligente
    vivrebbe a Cagliari
    l’unico paese dove c’è amore in ogni anfratto
    si arrabbiano se non possono offrirti abbastanza delizie
    da bere e da mangiare
    e il vento fa viaggiare nel tempo
    Cagliari · 2023

Otros escritos

  1. 81. Kitty die Katze Creía que me gustaba dormir.
    En cambio me gusta dormirme, y si puedo hacerlo varias veces en la misma noche, mejor todavía.
    Mi viaje ideal es en un vehículo conducido por otros, de noche: la maravilla de dejarse transportar.
    Abriendo los ojos un instante se entrevén destellos.
    En el sueño se ve el viaje nocturno del inconsciente.
    Desde hoy me moveré siempre así; incluso Suiza parece más bella, incluso Alemania, que en Italia se considera el peor país junto con Francia, creo que por odio futbolístico, o por las películas sobre la Segunda Guerra Mundial, o por envidia.
    Basta mirar Italia desde fuera para darse cuenta de que es un país de pastores gobernados por cerdos; al contrario, apenas se entra en Italia se es presa de un encantamiento especial que la hace parecer un país normal.
    Fráncfort parece Milán, que, siempre por envidia, es la ciudad más odiada por todos los italianos no milaneses, e incluso por algún milanés de la Juve.
    He tenido que esperar dos años de pandemónium para venir a preparar esta exposición; he tenido que aguardar la real gana de los Señores «Mejor quedarse en casa» y de las Señoras «Lavémonos las manos» para retomar mi normal vida apocalíptica e integrada. He salido de ello menos revolucionario y más uscoque, más flaco, y con la convicción de que hay en el mundo esclavos y estúpidos más felices que yo.
    Por fin vuelvo a moverme en el centro de mi propio cuadro; llevo dos años observando un cuadro vacío con un marco feo.
    El Banco Central Europeo se alza sobre el espacio expositivo, bonita casualidad, lo creía en otra parte. Ya sabía que la mía sería una exposición centrada en el juego de la vida; y el Banco, al fin y al cabo, es el juego más vendido de los últimos cien años. Antes iba muy bien el juego de Dios y del Papa; hoy el juego de las finanzas ha contagiado a todos: los ricos que juegan a hacerse más ricos, y también los pobres, que juegan como quien juega al Monopoly sin dinero, esperando tener suerte y caer sólo en las casillas de Suerte.
    Esta riada de perdedores es la única que garantiza que haya un único supervencedor.
    Como si los dados fuesen una variable aleatoria del juego, como si a la larga no sacaran el mismo número el mismo número de veces. Sabemos que el azar no existe ni siquiera en una tirada de dados, pero hacemos como si nada.
    También yo, como Gundam, odio a los estúpidos: me frenan. Me repito por dentro que no tengo miedo, ni vergüenza, ni prisa, pero en mi corazón entra un poco de dolor junto con todo este color.
    Nunca se tiene bastante en cuenta que la vida es un juego de suma cero.
    Para llegar a la Kunstverein Familie Montez pasé por Bahnhofsviertel, el barrio rojo de Fráncfort; entre nosotros es cosa inconcebible, sería como admitir que existen las putas. Sabemos que existen desde hace doscientos mil años, pero desde hace setenta hemos metido también esto en la categoría de cosas que fingimos que no existen.
    Otro juego en boga desde hace algún tiempo son los sextoys: juguetes para adultos en busca del entusiasmo que tenían de jóvenes. El aumento de la pornografía es inversamente proporcional al deseo; también para esto nos hacen falta nuevos estímulos.
    También los jóvenes y los jovencísimos han empezado a usar sextoys, y el diseño de estos juegos del amor se parece cada vez más al de los juegos de los niños de doce años.
    En la película Toy Story de Pixar, los juguetes, en ausencia de Andy (su propietario), cobran vida y entretejen entre ellos relaciones de amistad, amor y odio; en el cuarto de un preadolescente fluido de hoy se mezclan juguetes y juguetes sexuales: los muñecos caminan por bosques de vibradores, aparatos de masaje, anillos fálicos, vaginas artificiales y consoladores, como astronautas en un planeta desconocido en busca del camino perdido que lleva a la identidad de su propietario.
    Hello Kitty es un icono a la vez infantil y erótico. Creado en Tokio por la diseñadora Yuko Shimizu en 1974, el merchandising de Hello Kitty, con licencia y sin ella, factura mil millones de dólares al año: de la papelería a los aviones, de los juguetes a la ropa, a los preservativos, al vodka, a la ropa interior, hasta los vibradores.
    A un italiano que no sepa alemán, «Kitty die Katze» (Kitty la gata) le suena irónicamente como «Kitty il cazzo»: Kitty la polla.
    Francoforte sul Meno · 2022 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  2. 58. D'IO Terminado de explorar el mundo próximo que lo rodea, el niño vuelve por primera vez la mirada hacia sí mismo.
    En el charco profundo creado por Némesis o en el espejo del baño de casa,
    pone los ojos dentro de sus propios ojos para descubrir que está mirando a otro: Dios.
    Por un instante queda perplejo, observándose invertido en el color de su iris.
    El paisaje por siempre mudable alrededor de la propia pupila le habla de paisajes extraterrestres.
    Distraído por un animal detrás de los arbustos, o por el teléfono que suena en el pasillo,
    el niño regresa al mundo olvidando lo que acaba de ver.
    Un Dios amigo tan cercano parece demasiado fácil de encontrar, y no puede ser verdad.
    El niño destruye y construye, buscando a Dios en los ojos de los demás, y, ya hecho hombre, se encuentra mirándose a los
    ojos y descubriendo en su iris un paisaje cambiado por cráteres, ofendido por colisiones con otros cuerpos celestes, calentado
    por soles o congelado por la muerte de estrellas implosionadas.
    De nuevo el niño hecho hombre ve a Dios y, con la piel de gallina, empieza a hablarle: quiere saber quién es, y adónde debe ir.
    Dios lo mira estúpidamente desde el espejo sin dar respuesta alguna, y el adulto tiene la sensación de hablar solo.
    Un niño que llora o un despertador que suena devuelven al adulto al mundo.
    Un Dios que no responde es un Dios sordo, un Dios malo, y un Dios que no existe.
    Hasta que el adulto hecho anciano se encuentra por la mañana ante sí mismo lavándose la cara:
    el paisaje extraterrestre de sus ojos, del que proviene y adonde está a punto de volver, ha cambiado otra vez;
    el Dios que lo habita lo espera impasible entre entramados de flores, sombras de animales mitológicos, arcoíris de ovillos de colores.
    El niño hecho hombre hecho anciano partirá para encontrar en sus ojos a D'Io: a Dios y al Yo.
    Alassio · 2008 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024 PDF
  3. 79. Dataísmo El presente se calcula continuamente.
    Dice Byung-Chul Han en «La salvación de lo bello»

    Los datos tienen algo de pornográfico y obsceno: no poseen interioridad alguna, ningún reverso, ningún doble fondo, y por eso se diferencian del lenguaje, que no admite una determinación total.
    Así como la información es una forma pornográfica del saber: carece de esa interioridad que distingue al saber.

    *Numerandia es la patria del dataísmo, el país donde los gráficos gobiernan las existencias.
    Todo debe ser medido y comparado para alcanzar algún objetivo establecido.
    El Dios del mérito cuantifica numéricamente incluso lo que no puede medirse.
    Indicadores numéricos con acrónimos anglófonos intentan explicar la realidad y detener el instante, con colores y grandes impulsos hacia arriba seguidos de enormes desplomes en el abismo.
    Un electroencefalograma, un síncope coronario, un infarto y una nueva cima conquistada, una serie de velas, un cuanto, una performance, una clasificación, un podio, un ganador, un nuevo gran objetivo alcanzado, una retahíla de números que se pierden en la nada del óxido del tiempo.
    El dataísmo mide la superficie de la nada.
    El gráfico ya es viejo mientras se dibuja: máquinas cuentan y miden operaciones de otras máquinas que obedecen a órdenes de hombres que consultan máquinas que cuentan y miden otras máquinas para saber qué aconsejar que se ordene.
    El dataísmo cuenta.
    Habría que inventar un valor que no valga nada, ni siquiera 0, un valor que no pueda valer ningún valor. Un valor para valorar lo que no puede y no debe ser valorado.
    Un valor que valga exactamente: «me importa un carajo saber cuánto vale».
    Los seres humanos se enriquecen y se empobrecen intentando prever los gráficos de los minutos, días, meses, años y décadas futuros. El valor de las cosas en el tiempo futuro determina su estatus económico imaginario.
    Se juega a la previsión de los números que vendrán, de los resultados, de la revalorización o desvalorización de un bien, de una performance, de una idea que dará dinero, de un recurso que escaseará aumentando su propio valor y hambreando a quien lo necesita.

    *Numerandia es el nombre que, en un vídeo realizado en 2007, mi hijo Mattia, a los seis años, daba a la tierra.
    Torino · 2020 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  4. 75. Megamix El caleidoscopio de las imágenes imaginadas

    Hay, en mi cerebro, una cantidad inmensa de imágenes almacenadas, más o menos útilmente, que saltan afuera en los momentos más imprevistos: son apuntes visuales archivados en el vano intento de saciar mi necesidad de conocer las cosas. Imágenes deformadas, gastadas por el tiempo, revisadas y reconsideradas a la luz de acontecimientos posteriores, disociadas, aisladas del contexto, distorsionadas por la inevitable amnesia que trae la vida, por el perenne asalto y saqueo de los míticos camellitos de la memoria. Imágenes de mi vida, de las películas y los programas de televisión, de los videoclips musicales, de las exposiciones y los museos, de los anuncios publicitarios, de los iconos del género humano, de los libros y las historias, hasta las imágenes de mis sueños.
    Los elementos disonantes vuelven a encontrar su acorde visual y conceptual, cromático y formal, cómico, cósmico y surreal, en el fruto pictórico.
    Personajes y paisajes, interiores y espacios de un gran episodio crossover, nacido de mi «volupté de voir», de mi pasear por las habitaciones secretas de mi cerebro, como un flâneur dentro del viaje alucinante de Asimov.
    A través de este juego de búsqueda, el collage de las referencias visuales se convierte en una continua sublimación intelectual llena de especulaciones sobre el valor icónico de las imágenes y los símbolos que interactúan entre sí, creando un relato que no puede prescindir de la colocación natural de las imágenes mismas, pero que tampoco puede dejar de trazar nuevas
    narraciones y nuevos recorridos de sentido. El caleidoscopio de las imágenes imaginadas por uno mismo y por los demás refleja en un espejo deformante la imagen de lo que hemos visto, de lo que creímos ver, de lo que vemos al cabo del tiempo, en un continuo mirar-experimentar-considerar-reinventar-volver a mirar hasta el infinito. Creamos a partir de lo que hemos visto y experimentado, recreando al infinito el mundo en el que imaginamos querer vivir.
    Bari · 2021 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  5. 66. Spam (Artículo para la revista Effetto Arte) Hay días en los que el «joven» artista controla su buzón de correo electrónico para limpiarlo de los 8.723 mensajes de supuestos galeristas, promotores, organizadores, excipientes y potenciadores del sabor.
    La ecología profunda empieza también por aquí.
    Por cada persona que nos propone una iniciativa interesante para promover nuestro trabajo, hay 8.722 que proponen ordinarieces impronunciables a precios hiperbólicos.
    Es en este contexto donde el «joven» artista debe transformarse en un nuevo buscador de oro, pasando por el cedazo y devolviendo a la ciénaga fangosa del far west del arte las ofertas indecibles, y metiéndose en el bolsillo las pajuelas y las pepitas que harán su fortuna.
    Con paciencia, nuestro héroe debe dejar el amado caballete y dejarse inundar por este denso río de información promocional rimbombante, llamada también spam.
    La práctica del spam consiste en el envío de mensajes indeseados a través de cualquier sistema de comunicación. El término tiene su origen en un sketch cómico del Monty Python's Flying Circus, ambientado en un local en el que cualquier plato propuesto por la camarera contenía un ingrediente indeterminado llamado Spam, correspondiente a una marca de carne en lata producida por la americana Hormel Foods Corp.
    La lata de Spam representa, pues, la sopa Campbell de este comienzo de siglo.
    ¿No convendría sustraerse a este martirio destruyendo de un solo golpe todos los correos indeseados y los procedentes de remitentes desconocidos?
    Absolutamente NO.
    El artista, en cuanto tal, debe violentarse hacia la curiosidad, debe profundizar, debe ensuciarse las manos, debe cumplir el proceso alquímico que transforma la mierda en oro, Manzoni dixit.
    A lo largo de los años, en el correo no deseado he encontrado los mejores colaboradores, las mejores oportunidades de trabajo y las novias más desinhibidas.
    Así pues, el trabajo de cribado debe proseguir, empezando por la eliminación de los correos que llevan en el asunto propuestas sexuales explícitas —se trata de remitentes meretrices— y de los que nos comunican con entusiasmo que ¡HAS GANADO! un concurso en el que no habíamos participado.
    Por último quedan los correos que podrían contener algo interesante.
    Nuestro buscador debe abrirlos y, leyéndolos en diagonal en el menor tiempo posible, evaluar su fiabilidad y decidir si responder o tirarlos.
    Últimos días para adherirse a … A LA PAPELERA, a los artistas no les gusta trabajar con prisas.
    Excepcional oportunidad expositiva en… A LA PAPELERA, demasiado ostentoso.
    ¿Has pensado alguna vez en exponer en el Louvre por sólo … A LA PAPELERA, buenas noches.
    Estimado «joven» artista, hemos visionado su trabajo y quisiéramos incluirlo dentro de esta iniciativa comisariada por el famoso crítico … en la famosa ciudad de … durante el famoso festival de … RESPONDO.
    Pasan pocos minutos y nuestro héroe recibe la llamada de una supuesta Doctora promotora que, ensalzando el trabajo artístico que ha visionado junto al famoso crítico (en los dos minutos anteriores, imaginamos), lo invita a no demorarse porque quedan sólo unas pocas plazas.
    Del teléfono sólo se entiende que la Doctora Promotora es milanesa, tiene mucha labia, está proponiendo la ocasión de la vida, va muy maquillada y perfumada.
    Aunque sólo sea por el perfume, el «joven» acepta recibir un correo, que llega a los tres segundos, con toda la información del caso.
    Distinguido Joven Artista,
    según lo acordado telefónicamente, por la presente le envío la propuesta para exponer sus obras en la ciudad de … durante la manifestación comisariada por el famoso crítico … Los servicios que le proporcionaremos son los siguientes:
    1) Organización general y secretaría;
    2) Presentación del famoso crítico de arte;
    3) Participación en la inauguración de conocidos intelectuales y críticos de arte;
    4) Presencia, durante el Evento, de personajes del mundo de la cultura y de la televisión;
    5) Montaje y desmontaje;
    6) Vigilancia;
    7) Seguros de las Obras in situ;
    8) Redacción del texto crítico del famoso Crítico de Arte que se incluirá en el catálogo de la Muestra;
    9) Impresión de arte del catálogo del Festival;
    10) Diseño gráfico e impresión de invitaciones y carteles;
    11) Promoción de los eventos en la web;
    12) Diseño e impresión del roll up;
    13) Solicitud de varios patrocinios;
    14) Diseño gráfico e impresión de su biografía y del colofón, que se expondrán durante la muestra en paneles de forex;
    15) Distribución del material promocional;
    16) Oficina de prensa;
    17) Coordinación de los contactos con las Autoridades (Ministerio de Bienes y Actividades Culturales, Región, Provincia y Ayuntamiento);
    18) Organización del cóctel para la velada inaugural;
    19) Invitaciones a coleccionistas y expertos del sector;
    20) Cámara profesional para la grabación del vernissage;
    21) Organización de una rueda de prensa con la participación de diarios, radios y televisiones;
    22) Espacios publicitarios de la manifestación en revistas especializadas;
    23) Fotógrafo profesional para la velada de inauguración y entrega de un cd con las fotos;
    24) Realización y montaje de un vídeo de la apertura;
    25) Cena de gala tras la inauguración de la Muestra;
    26) Habitación de hotel para la noche de la inauguración.

    Por este paquete de servicios se solicita un reembolso de gastos de 28.000,00 € + IVA, más una obra suya a nuestra elección entre las expuestas en el Festival.
    Segura de que comprenderá la interesante ocasión, y a la espera de una cortés respuesta, le envío cordiales saludos.
    Doctora Promotora
    Nuestro artista se da cuenta enseguida de que, siendo «joven», no posee ni siquiera una mínima parte de la cifra solicitada en concepto de «reembolso de gastos»; e interrogándose sobre el significado mismo del término, se da cuenta asimismo de que está perdiendo el tiempo con el análisis de un correo inútil cuando podría dedicarse más provechosamente al envío de sus 20.000 correos para comunicar a todos que su nuevo cuadro está casi listo.
    Se cumple así el ciclo natural que genera esa constante producción de información basura que, lentamente, macerando, genera el humus sobre el cual germina y crece inexorable el Arte.
    Torino · 2017 PDF
  6. 69. Life is a game — Texto de introducción a la serie «Anconette del cuore» La vida es un juego independiente de la razón,
    atraviesa los límites físicos de la realidad para desembocar en el espíritu.
    La vida es un juego libre, y el arte es un juguete
    que abandona el papel de fetiche
    para volver a su naturaleza lúdica y sacral,
    porque sólo el juego «serio» (el juego jugado por los niños)
    sabe elevarnos a esas cimas de belleza y santidad
    vedadas a la razón.

    No hay que tomarla demasiado en serio, es sólo nuestra vida,
    una danza con muchos tropiezos,
    una furia llena de caricias,
    un sublime juego que no se puede perder.

    Si todo nuestro constructo social, cultural y artístico nace en primera instancia como
    juego, podemos imaginar que jugar y vivir sean la misma cosa.

    La vida es el juego de no saber nada,
    de dónde se viene y adónde se va,
    un juego open world y open outcome.

    Jugar debería ser el primer mandamiento, Italia debería ser una
    república fundada en el valor de jugar a la vida.
    En Toy Story 2, Pete el Viejo es un muñeco anciano buscador de oro que nunca ha sido sacado
    de su caja original, nunca ha vivido, y ve su exposición en el museo
    de Tokio como única posibilidad de redención para su existencia.

    Si no jugamos nuestra vida,
    nadie podrá disfrutarla,
    ni siquiera después,
    aunque se conserve en óptimo estado,
    nunca usada.

    El juego y el juguete son una metáfora de nuestro poder sobre el mundo que nos rodea, el recuerdo de nuestro ser omnipotentes y creadores del futuro que nos espera.
    Los pequeños retablos que he realizado son cofres de nuestro jugar pasado, en perenne recuerdo de haber sido niños, de habernos creado a nosotros mismos en torno a ese niño que todavía habita en nosotros.
    Los pequeños retablos son cofres de recuerdos, ventanas espacio-temporales capaces de detener el tiempo en un instante preciso, en un momento de íntima contemplación y meditación.
    Pueden prestarse a contener objetos del propietario o iconos de un tiempo que ya no existe; son cajas del tiempo pasado, iconos inmortales, votos a divinidades profanas, banderitas sobre la línea del tiempo, exvotos, con imágenes, música, perfumes, palabras, susurros; son sugestiones, evocaciones de tiempo pasado.
    Su sacralidad está en nacer cerrados, secretos, ocultos a los ojos de todos salvo a los nuestros. Su interior, dorado y lacado, representa el corazón, el niño dentro de nosotros, la música y el sonido de ese soplo de tiempo de nuestra vida.
    Los pequeños retablos son cajas fuertes de los recuerdos del corazón.
    La caja que contiene nuestro corazón ha sufrido las inclemencias de la vida, como la iglesia románica; la caja que contiene nuestro corazón no tiene nada de bello, está oxidada, y sólo con la llave adecuada es posible abrirla.

    El culto surgió y creció como juego sagrado, la poesía nació en el juego y siguió viviendo en formas lúdicas, música y danza eran juego puro, sabiduría y saber se manifestaron en certámenes sagrados, las convenciones de la vida noble se basaban en formas de juego; la cultura en sus fases originarias se juega, la cultura se desarrolla en el juego y como juego.
    Johan Huizinga

    Después de que hayáis tenido a vuestro niño entre los brazos amorosamente, seréis capaces de mirar en profundidad.
    Thich Nhat Hanh

    Visualizaos a vosotros mismos como un niño de cinco años, e invitad a ese niño a estar con vosotros, ese niño o niña que sigue vivo en vosotros
    Thich Nhat Hanh

    Una cosa que no contiene ni utilidad ni verdad, ni un valor de comparación, y tampoco tiene facultades dañinas, debe juzgarse del mejor modo según la gracia que tiene y el placer que da.
    Un placer semejante es el juego.
    Platón

    En el diálogo platónico Nomoi (Las leyes) se dice: […] el hombre […] es sólo un juguete fabricado por los dioses, y en efecto ésta es su mejor parte. En consecuencia de esta concepción, todo hombre y toda mujer deben vivir jugando lo mejor posible este juego.
    Platón

    Dondequiera que se trabaja y se produce no estamos junto a las divinidades y no somos nosotros mismos divinos. Los dioses no producen ni trabajan.
    Byung-Chul Han

    En medio de la crisis financiera, en Grecia ocurrió algo que parece un signo venido del futuro. Unos niños descubrieron un gran fajo de billetes en una casa derruida y les dieron un uso completamente nuevo: se pusieron a jugar con ellos y a romperlos.
    Estos niños anticipan de algún modo nuestro futuro: el mundo está en ruinas. Entre estas ruinas, nosotros jugamos —como aquellos niños— con billetes, y los rompemos. Esos niños griegos profanan el dinero, el capital, el nuevo ídolo, dándole un uso completamente distinto, es decir, jugando con él. La profanación transforma de pronto el dinero, hoy tan fetichizado, en un juguete.
    Byung-Chul Han

    Qui nolet fieri desidiosus, amet.
    (Quien no quiera volverse indolente, ame.)
    Torino · 2018 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024 PDF
  7. 80. Un pensamiento desconocido para el silicio La máquina de 2023 es «inteligente».
    Puede crear aunque no pueda decir por qué lo está haciendo.
    La máquina es un títere nuestro al que queremos atribuir inteligencia; queremos poder decir que hemos sido tan buenos como para infundir una inteligencia superior a la nuestra en una creación nuestra.
    La «inteligencia» artificial de Instagram discrimina las publicaciones según los símbolos que contienen; le ha ocurrido hace poco a una publicación que reproducía un cuadro mío.
    La paradoja número uno del asunto es que la publicación oscurecida (censurada) pretendía hacer reflexionar sobre el papel de los medios en la historia reciente y sobre su capacidad de manipular la verdad en favor del poder.
    La obra representa al Super Mario de la Toei con una gorra nazi, pintado al óleo sobre una página original del Corriere della Sera del 13 de abril de 1945.
    En aquel momento histórico Italia se había rendido a los aliados dos años antes, pero nuestro principal diario titulaba: «Férrea voluntad de combatir hasta la victoria», junto a una foto de Hitler y Mussolini planificando sus movimientos militares sobre un mapa.
    Los artículos de la página cuentan una realidad de fantasía hiperbólica, en la que se da por descontado que los fascistas conseguirán en breve ganar la guerra en Italia y en las colonias, junto con el aliado alemán.
    En la excelente serie ambientada en una realidad paralela a la nuestra, «El hombre en el castillo», dirigida por David Semel (Amazon Prime Video), el eje ha ganado la guerra, Alemania y Japón se han repartido el mundo; los fascistas italianos no se citan en ninguno de los 40 episodios. El titular del Corriere del 45 no encuentra apoyo ni siquiera en una obra de ficción distópica ochenta años después.
    En la realidad, el 13 de abril de 1945 los alemanes estaban perdiendo Viena a manos de las tropas de Stalin; doce días después Italia sería liberada por los americanos y quince días después Mussolini sería ejecutado por los partisanos.
    El director del Corriere, Ermanno Amicucci, eligió en aquellos días manipular la realidad porque el poder estaba todavía en manos de los nazis (que habían ocupado Milán) y de los fascistas de la República Social Italiana.


    Hoy más que en el 45, el único poder que mueve a todos los demás es el económico; por esta razón internet ya no es el lugar de libertad de expresión y de libre circulación de la información que habíamos contribuido a construir a comienzos del milenio: el kraken económico se ha adueñado de nuestro juguete convirtiéndolo en una máquina de hacer dinero.
    Instagram y las demás redes no son una excepción: no sirven para conocerse, compartir o comunicar, sino para crear un mercado.
    La censura, en este contexto, la ejercen anónimas «inteligencias» artificiales, con el fin de favorecer los intercambios y la consiguiente creación de valor económico.
    El intento es reducir al máximo el material controvertido, las discriminaciones, las informaciones alternativas, la violencia, etcétera, de modo que se cree un espacio lo más inclusivo posible, en el que poder vender y comprar con total confianza y seguridad; la cultura y el arte deberían por tanto plegarse a este imperativo.
    Se vende mejor entreteniendo, hablando de fruslerías, manteniendo el nivel de la narración comprensible para todos; por esta razón la mayor parte de las publicaciones que vemos cuentan accidentes tragicómicos, mujeres seductoras y, naturalmente, productos comprables con un solo toque de los dedos.
    Quien nació en los años setenta en Italia, como quien escribe, recuerda entre las diversas porquerías de las que hemos sido testigos el nacimiento de las televisiones privadas, en las que por primera vez la estupidez, las fruslerías y los grandes senos representaban el tema dominante de la mayoría de los programas. La recaudación publicitaria funcionaba tan bien con estas temáticas que la Rai tuvo que rendirse a la evidencia, tanto que hoy no hay diferencia alguna entre las dos emisoras, salvo el canon.
    Puede decirse que Berlusconi fue el primero en entenderlo, por tanto el mejor desde el punto de vista empresarial, en consecuencia el más rico, y después también el más votado.
    Presidente del Consejo de Ministros de la República Italiana, candidato a convertirse en Presidente de la República —si tan sólo se hubiera dado cuenta de que el electorado adora las fruslerías y los grandes senos, tolera a las prostitutas, pero no perdona a los putañeros.


    Una segunda paradoja de internet en 2023 es la burocratización de su uso.
    Hoy, para acceder a Instagram debemos facilitar nuestros datos y aceptar todas las cláusulas, que pueden cambiar a gusto de la red; para pedir la revisión de una decisión de censura de un contenido nuestro debemos especificar el número de la reclamación; si nuestra reclamación no se toma en consideración —no sabemos si por un ser humano o por otra «inteligencia» artificial— podemos recurrir en apelación ante el «Consejo asesor de contenido» (Oversight Board), un grupo que se declara ajeno a Instagram, facilitando de nuevo el número de una nueva solicitud de revisión.
    El consejo advierte de que sólo toma en consideración algunas de las solicitudes que recibe, y nos pide aceptar otras cláusulas sobre nuestros datos personales.
    En la novela «Guía del autoestopista galáctico» de Douglas Adams, los vogones son una raza de alienígenas burócratas: un vogón que viera a su propia abuela atacada por una bestia feroz no movería un dedo en su defensa sin una orden escrita, refrendada por triplicado, enviada, devuelta, reclamada, extraviada, encontrada, sometida a investigación pública, extraviada de nuevo y finalmente enterrada tres meses en la turba antes de reciclarse como pastilla de encender fuego.



    El fútbol es otro mercado que nos obstinamos en llamar de otro modo (juego), para satisfacer al poder económico que se ha adueñado del juguete; la «inteligencia» artificial trata de reducir el margen del error humano (error que podría causar cuantiosas pérdidas económicas a los propietarios de los equipos-juego) mediante mecanismos automatizados. El error humano forma parte del juego y quien lo comete se hace cargo de él en primera persona, mientras que cuando confiamos a la máquina la tarea de decidir asistimos a la paradoja del inconcebible error de la máquina, o del árbitro humano que desmiente a la máquina y confirma su valoración errónea. El único error es el de fondo: considerar un juego al modo de un juego de azar, una diversión al modo de un trabajo, un certamen al modo de un espectáculo.


    La «inteligencia» artificial deduce, de un símbolo presente en la obra, que la obra en cuestión tiene de algún modo que ver con el nazismo; reconoce el símbolo y lo compara con el mismo símbolo presente en una base de datos relacional compilada por humanos, en la que la esvástica se pone en relación con términos como nazismo, violencia, antisemitismo, Segunda Guerra Mundial, etcétera.
    Para decidir si el símbolo ensalza el nazismo, condena el nazismo, ridiculiza el nazismo, o si se trata de la esvástica budista (prácticamente idéntica pero con significados totalmente distintos), la máquina debería conocer la historia italiana, leer el artículo, conocer al autor, conocer el significado de Super Mario para el autor, pero sobre todo dar un salto cuántico hoy imposible para una máquina: debería pensar.
    La única esperanza en este ámbito de estudios es que el nivel del pensamiento crítico humano se reduzca hasta tal punto, gracias al control de la tecnología, que se acerque al no-pensamiento artificial, volviendo las dos «inteligencias» poco más o menos idénticas.
    El proceso está en marcha desde hace años y los resultados están bien documentados; sería sin embargo más oportuno hablar de estupidez natural más que de inteligencia artificial, por más que los dos términos estén destinados a convertirse en sinónimos.
    Santo Stefano Roero, CN · 2022 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025
  8. 63. Distracciones de arte (Artículo para la revista Effetto Arte) Quizá los poetas y los escritores trabajen en silencio. A decir verdad, también yo: cuando escribo para vosotros o para mí suelo hacerlo sin distracciones visuales ni acústicas; pero ¿por qué extraño motivo el artista visual, en el acto de llevar su idea al lienzo o a la materia, siente la necesidad innata de distraerse?
    Habría que llevar a cabo una investigación científica para entender los motivos: quizá la ansiedad de ver un buen resultado se transforme en el miedo a terminar demasiado deprisa; quizá nos asalte la infantil costumbre de hacer los deberes viendo los dibujos animados; o quizá, sencillamente, trabajar cansa.
    En cualquier caso, en los estudios de arte pueden observarse distintas modalidades con las que al artista le gusta distraerse, de las más clásicas a las más audaces y creativas.
    El café representa sin duda la primera y universal distracción de cualquier estudio de arte; lo esencial es utilizar la cafetera italiana y no las modernas máquinas de cápsulas: el tiempo necesario para que el agua pase de la caldera a través del café hasta las tacitas nos permite un breve descanso y dos palabras con ayudantes, galeristas, visitantes o, a falta de ellos, con personajes imaginarios; además, seguimos convencidos de que después de un buen café nuestro trabajo irá más ligero.
    En realidad, al octavo café del día el cuerpo acostumbrado no recibe beneficio alguno; además, a muchos les gusta fumar interminables puros justo después de un buen café, lo que vuelve los estudios de arte bastante humeantes y casi del todo privados de oxígeno, cosa que contribuye a una leve somnolencia difusa.
    Pero entonces el café no sirve para nada, nos da por pensar.
    El teléfono, al igual que el café, es una continua y bendita fuente de distracción: pía a cada mensaje, cada vez que se comparte algo en facebook, cada aviso de la compañía, cada cita y recordatorio; chilla anunciando amigos, parientes, colegas y números desconocidos que quieren embaucarnos con ofertas e historias increíbles, evidentemente inspirados por un ángel que se ha apiadado de nuestra aburrida condición de ejecutores de nuestra propia idea creativa.
    El último motivo clásico de distracción son las preguntas de vuestros ayudantes y colaboradores, preguntas casi siempre pertinentes y debidas al hecho de que no les habéis explicado a propósito bien el trabajo que hay que hacer, de modo que pudieran molestaros cuanto antes;
    para dirimir las dudas sobre el tono del gesso que hay que extender sobre los lienzos o sobre el tono del monocromo que hay que utilizar, no hay nada mejor que pararse un instante y, ante todo, preparar un buen café.
    Y he aquí que el ciclo vuelve a empezar.
    Pero para muchos todo esto no basta, y he aquí que nacen, junto a los caballetes, palafitos semovientes hechos de libros de arte, que acogen en su cima televisores de sesenta pulgadas, sistemas de sonido envolvente con subwoofers amplificados capaces de volcar o hacer estallar todos los vasos del barrio, sistemas más o menos elaborados para escuchar música, audiolibros, conferencias, ver partidos de fútbol, dictar memorias, entretejer relaciones de amor y de trabajo.
    Todo para distraerse un poquito y no tener esa terrible sensación de estar trabajando.
    La necesidad de distracción es una patología que, tarde o temprano, golpea a cualquier artista y creativo; más vale resignarse y elegir la distracción que prefiráis. Yo aconsejo lecturas de clásicos y música en directo: el hecho de tener a alguien a vuestras espaldas que lea, toque o hable os ayudará también a avanzar con vuestro trabajo, aunque sólo sea por una cuestión de ego.
    El atroz precio que se paga por este síndrome consiste, naturalmente, en pasar el sábado y el domingo solos en el estudio, terminando el trabajo que se ha llevado adelante con desgana durante toda la semana; un precio que, en el fondo, se paga de buena gana, porque nos hace sentir de verdad apasionados por nuestro trabajo.
    Torino · 2017 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025 PDF
  9. 76. Quarantined La cuarentena, como estado de aislamiento y exclusión cautelar, es el estado mental de base de las sociedades occidentales.
    De la difusión del sida (1981) a los atentados de las Torres gemelas (2001) y hasta el Covid 19, las personas se han ido, gradual pero inexorablemente, autoexcluyendo de la vida social, con el fin de no correr riesgos para la propia supervivencia.
    Los seres humanos, en esta parte del mundo, han elegido vivir dentro de sus casas, dentro de sus verjas, detrás de sus muros, dentro de su cerebro, elaborando extraordinarias fantasías sobre lo que mágicamente debería suceder en el futuro, confiándose a la vana posibilidad de que la tecnología colme el vacío de sentido y de calor en los corazones.
    Mi trabajo, y de manera muy particular la serie Quarantined, gira en torno a la visión del ser humano contemporáneo en la opulenta civilización occidental: un ser que, por miedo a morir o a no vivir lo bastante, prefiere imaginar que vive, rodeándose de sucedáneos tranquilizadores y seguros de la vida real.
    Este estado mental intenta excluir el cuerpo en favor de la mente.
    La experiencia de la vida se vuelve virtual, deslocalizada, dirigida sobre todo al sentido de la vista y al solo órgano cerebral.
    Represento a mis modelos acéfalas, con una gran esfera en lugar de la cabeza, una esfera repleta de deseos indecibles e irrealizables, de miedos y esperanzas depositadas en un futuro maravilloso en el que será posible volver a vivir de veras.
    En un estado semejante a la reclusión, en una situación en la que nuestra libertad de movimiento queda limitada, sea cual sea la razón, nuestra mente tiene una única posibilidad: viajar a través de la imaginación, hacia nuevos mundos, para seguir permaneciendo en su estado natural de libertad.
    Torino · 2020 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  10. 73. Palomas itálicas Me obsesionaba el misterio de las palomas y de su venida a la tierra, de su finalidad.
    Suponía que pudieran ser criaturas multidimensionales, espectros incorpóreos imposibles de agarrar;
    luego comprendí que se trataba de animales alienígenas que se reproducen mediante una autoexplosión que deja el cuerpo de la paloma vieja espachurrado en la calzada, y una paloma nueva, idéntica pero joven, revoloteando por la ciudad.

    Ésta es la razón por la que nadie ha visto nunca crías de paloma.
    Queda por entender cuál sea su función, visto que nadie se las come ni se las comería, y que no representan en absoluto una ventaja estética para nuestros balcones.
    La única hipótesis tiene que ver con el hecho de que en la antigüedad las poblaciones tenían grandes problemas con la eliminación de las migas de pan.
    A lo largo de la historia, algunas cabras, palomas, cerdos y monos han «evolucionado» hasta la apariencia de seres humanos, y se han vestido de funcionarios de este sistema en descomposición.
    Son los celosos engranajes de un sistema de bedeles y burócratas de toda especie.
    Son los lastres que intentan colgarse de cada proyecto nuestro y de cada impulso hacia el futuro.
    Son seres estúpidos en lo hondo, involucionados en el cerebro y en el alma, pequeños por dentro y anchos por fuera; su único fin es hacer sobrevivir al sistema al que se han agarrado para sobrevivir.
    En lugar de servir, comen las migas del poder y cagan letanías de lamentos.
    Son una mezcla terrible entre los vogones de Douglas Adams y los pequeños burócratas de Dostoievski,
    por triplicado, que obstaculizan constantemente el paso de los demás.
    Balan, gruñen, resoplan y gritan, todos juntos al unísono.

    Nosotros no somos engranajes de ningún sistema, no venimos ni vamos a ninguna parte, no defendemos el pasado de los difuntos, sus fronteras y sus aduanas; escribimos el futuro tapándonos los oídos y esquivando vuestras mierdas voladoras que llueven del cielo.
    Torino · 2022 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  11. 78. Vecchia Mistica Fica Zione Nuestro mundo ahora es débil y viejo, apesta, la sangre derramada está infectada. (CCCP)

    Vecchia — Vieja
    La sociedad de los años veinte es vieja, el poder está en manos de viejos nada sabios, que resisten a su destino haciéndose escudo con los cuerpos de hijos y nietos.
    En las cuentas bancarias de esta multitud de octogenarios está sepultada, bloqueada, hibernada, la energía para construir el futuro.
    Nos cuentan el cuento de lo bien que se estaba en sus tiempos, ellos que han sepultado su alma, su memoria, que han vendido la libertad esperando recibir una vida y una pensión eternas.
    Viven una vida imaginaria, sucedánea, una idea de la vida que no tuvieron el valor de vivir, y permanecen aferrados el mayor tiempo posible al andador de la supervivencia.
    En realidad se trata de nuestros padres: ¿es acaso culpa suya que no hayamos trabajado veinte horas al día y no hayamos tenido cinco hijos cada uno, como antaño?
    La sociedad en la que vivimos, aquella en la que crecen nuestros hijos, ha sido pensada y es gestionada por viejos que viven en un mundo de privilegios al que los menos viejos no tienen acceso.
    Las disparidades sociales entre clases han dejado paso a las disparidades generacionales; las disposiciones tomadas durante la crisis del Covid han dejado aún más claro cuáles son las prioridades del gobierno y quiénes son las personas a las que se ha elegido tutelar.
    Cerradas escuelas, gimnasios y discotecas, impedida la circulación de las personas, cerrados los pequeños comercios y detenida la economía, arte y cultura tratados como inútiles oropeles, con el fin de proteger a la franja de las personas ancianas.
    Los hijos del covid, mientras tanto, duermen en un campamento de tiendas detrás de la estación Termini.

    Mistica — Mística
    Al hombre de los años veinte se le ha quitado el alma, el impulso místico hacia la búsqueda de una verdad ultraterrena; la búsqueda espiritual se considera actividad pueril, residuo de credulidad popular.
    La idea de felicidad se reduce a tener una posición envidiable, a cualquier precio, un reconocimiento externo que nos permita sentirnos mejores; los pobres y los desesperados sirven para afirmar nuestra capacidad de ser superiores. Los «otros» son mantenidos al margen con el argumento de que serían peores que nosotros, incapaces de «elevarse» a nuestro nivel, representando de este modo la única certeza absoluta de nuestra relativa afirmación.
    También el ser humano consagrado y enriquecido sigue trabajando con ahínco para intentar «elevarse» todavía más, con el fin de construir un nuevo nivel desde el cual marginar a otros menos ricos y populares, y demostrar su propia ulterior grandeza relativa.
    Los consagrados son venerados al igual que los Santos, se convierten en Maestros; se estudia su biografía, su filosofía, sus acciones éticas o no, en busca de la piedra filosofal que los ha hecho como todos querrían ser.
    El reconocimiento de la sociedad representa la aprobación de Dios.
    La mística, como contemplación de lo divino por medio de la cual el alma se eleva a su máxima perfección, ha sido sustituida por la «elevación» en clave económica y de papel social, meritocrática, de capacidad de producir riqueza, de generar consenso.
    El reconocimiento por parte de la sociedad ocupa el primer puesto en la satisfacción de las personas; ser popular se considera el único modo de «elevarse», de dejar una huella, de ganar la inmortalidad.
    El papel del arte de participar en la búsqueda de verdad interior del espectador resulta, en este contexto, del todo inútil, naíf, pueril, tanto como la elevación espiritual, la religión, la brujería.
    No es necesaria ninguna búsqueda interior si la única elevación posible puede darse en el exterior y desde el exterior, si la verdad existe sólo como suma de mistificaciones.
    En este paradigma, el empuje hacia arriba debe producirse por medio de una pirámide de otros seres humanos, los primeros aplastados bajo los pies y los cuerpos de otros, que deben elevarnos con su esfuerzo, felices de participar en nuestro éxito y ansiosos por colarse en el mismo camino.
    Nos pisoteamos unos a otros esperando elegir el lado correcto de la pirámide y llegar lo más cerca posible de la cima de los cadáveres y los esclavos que están debajo de nosotros, hacia la gloria y el reconocimiento del Dios social.
    En este cuadro la obra de arte tiene un valor estrictamente económico, una inversión con vistas a una ganancia futura. El artista tiene una capacidad de producir obras de valor en función de su propia notoriedad. El papel del galerista y del coleccionista, así como el del conservador de museo, se reduce al análisis de la perspectiva económica del artista y de sus obras.


    Misticazione — Mistificación
    La historia siempre la han escrito los vencedores, el poder político y militar.
    Hoy el pasado, la historia, el presente y la idea del futuro se escriben mediante el poder tecnológico y mediático de mistificar la realidad, de gratificar el ego de los destinatarios de un mensaje, hasta llevarlos a creer que el sucedáneo de realidad que observan es la realidad misma.
    El recurso al sucedáneo está cada vez más presente en cada aspecto de la vida humana, y es vivido por la mayoría de las personas como algo innovador, ecológico, emancipador, saludable, mejorador, seguro.
    Los animales domésticos, los robots, las muñecas de silicona se usan como sucedáneos de hijos, maridos, esposas, amantes y nietos; la cirugía plástica se usa para producir cuerpos e identidades sexuales sucedáneas; la pornografía y el sexo seguro permiten sustituir el propio acto sexual; los alimentos sintéticos, veganos, las barritas nutricionales, los medicamentos que permiten obtener rendimiento en todos los ámbitos: los seres humanos mismos son sucedáneos de sí mismos.
    Hacia los espacios más íntimos y fundamentales de nuestra existencia se promueven productos, ideas y comportamientos que tratan de alejarnos de la vida real, hacia una vida ficticia, virtual, sintética, en la que la experiencia interior es sustituida por la imagen mistificada que la sociedad tiene de nosotros.
    Una mentira repetida hasta el infinito no se vuelve verdadera, pero convierte la mistificación en una práctica socialmente aceptable; el sentido de lo verdadero se pierde detrás de la conciencia de que toda verdad podría contener, en todo o en parte, una mistificación.
    La persona más hábil y generosa puede parecer, en este contexto, demasiado buena para ser verdad; la persona más despreciable puede parecer santificada por verdades inventadas.
    Al aceptar delegar el poder de definir la verdad al sistema tecnológico y mediático, aceptamos vivir en un torbellino de información producida para sostener una mistificación en lugar de otra.
    El pandemónium causado por el coronavirus ha hecho más apreciable la idea de una experiencia de vida sucedánea, enmascarada, en la que buscamos el reconocimiento del grupo sin tener que encontrarnos con los individuos.
    La historia de nuestros días la escribirán todavía los vencedores de una guerra hecha de mentiras, pero las capacidades tecnológicas a las que hemos llegado nos permitirán crear mistificaciones de proporciones nunca vistas.
    Nos mentimos a nosotros mismos, y cada día es más difícil sorprendernos haciéndolo; la vida sucedánea fagocita la real.

    Fica — Coño
    La pornografía ha sustituido y suplantado la sexualidad; el porno es también el primer campo de aplicación de las nuevas tecnologías, que se afirman y encuentran sus estándares en este ámbito, a causa de los altos presupuestos disponibles.
    La industria pornográfica hoy se concentra, por un lado, en la categorización maniática de los distintos géneros pornográficos —incluyendo, además de la raza, las proporciones corporales, el número de participantes, la edad, el color del cabello, la orientación sexual, etcétera—; por otro, en la posibilidad de hacer más inmersiva la experiencia de consumo de los contenidos a un coste accesible para todos.
    El objetivo es crear un perfecto sucedáneo del acto sexual eliminando el acto en sí, mediante la eliminación del otro, sustituido por un monitor, unas gafas, una muñeca, un robot: la experiencia de la sexualidad no debe ser compartida y puede responder a las expectativas específicas del usuario.
    El usuario puede elegir exactamente qué debe suceder o a qué quiere asistir; no hay sorpresas ni riesgos de ningún tipo.
    La sexualidad como profunda unión con otro ser humano, y como instante de beatitud, quiere ser sustituida por un acto realista y mecánico, esencialmente falso pero más cercano a nuestras preferencias, más fácil, más seguro.
    El sexo como función primaria e irrenunciable de la experiencia humana puede ser arrinconado y sustituido por una mistificación que satisfaga la pulsión sin comprometer nuestra aséptica soledad.
    El contacto con otro ser humano se vive como potencialmente peligroso a nivel físico y psicológico; la satisfacción de nuestras pulsiones primarias debe producirse sin consecuencias ni sentimientos de culpa, interactuando con una máquina que no tiene conciencia, que no puede elegir ni sufrir. Los órganos sexuales, en otro tiempo venerados y utilizados como símbolo de virilidad y abundancia, ya han perdido parte de su función y de la consiguiente importancia: el acto sexual, la presencia de un sexo masculino y de uno femenino, la fertilidad de ambas personas implicadas, ya no son necesarios para la concepción.
    El acto en sí se ha trasladado de la zona genital a la zona cerebral; el sexo de los años veinte es metafísica pura.

    aZione — Acción
    El artista de los años veinte debe GRITAR que al menos UNO no está dispuesto a mirarse en las mentiras que nos cuentan cada día.
    Roma · 2020 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  12. 62. Apocalipse fantástico En la señal de tráfico en dirección al aeropuerto vi el dibujo de un avión que se parecía misteriosamente a una caballa voladora; imaginé que lo había dibujado un aparejador del ayuntamiento, un pobre desgraciado que había garabateado en la bolsa del bocadillo el diseño definitivo para mandar a imprenta; o quizá el pobrecillo lo había copiado de las señales de otros países o, más probablemente, de otros planetas en los que los aviones podían volar y hundirse en el mar a su antojo.
    Viajaba junto a una vieja ucraniana, dos chiquillas, el hombre lobo y una familia de egipcios; se iban todos, lejos, quizá a buscar un huracán.
    Tuvimos que pasar a ver las casas feas construidas en los años sesenta, una época en la que los arquitectos gozaban de inmunidad planetaria y eran omnipotentes, una época en la que Italia estaba llena de espacio vacío y nadie sabía cómo llenarlo, con tal de que la nada fuese aniquilada — «mejor feo que hierba», pensaban —, una época en la que todos pedían a Dios que les abriera un escondite fuera de la naturaleza.
    Nos apasiona más un artificio feo que un buen trozo de mierda.
    La Naturaleza anárquica nos asusta más que la fealdad aséptica, y por eso construimos cosas feas que nos tranquilicen.
    La inmortalidad de la naturaleza, su estar ahí siempre y para siempre, su comerse el asfalto con las raíces de los árboles, su fuerza destructora y generadora que alimenta el universo, nos incomoda; pero es la incomodidad de sentirnos pasajeros en esta tierra, la conciencia de que la naturaleza, tarde o temprano, nos recogerá consigo…
    [ Continúa en el PDF, 13 páginas ]
    Lisbona · 2016 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025 PDF
  13. 60. A112 El Autobianchi A-112 tiene un motor trucado de cuatro cilindros en línea con árbol de levas lateral,
    903 centímetros cúbicos de cilindrada y 44 caballos de potencia máxima.
    Emplea 13,7 segundos en pasar de 0 a 100 kilómetros por hora.
    De ello se deduce que el propulsor puede tener una potencia superior a la declarada por la casa madre, quizá 47 caballos.
    Tiene un cambio manual de 4 marchas que lo empuja a rozar los 140 kilómetros por hora, pero si se pasa de 100 consume exageradamente, y la súper está a 1.510 liras el litro.
    Por eso Aldo ha decidido que mañana nos levantaremos temprano y volveremos a la carretera nacional.
    Ahora son las 19:00, estamos sentados en un banco del parque, acabo de terminar de visitar todos los stands de la Bienal de Venecia.
    Desde las 10:00 de esta mañana Aldo me espera aquí; se ha leído el periódico de la primera a la última página y ha encontrado una solución para no gastar una fortuna en carburante: tiene una cara muy satisfecha.
    El consumo exagerado no es el único problema del A112: los 47 caballos generan una vibración que concilia el sueño del pasajero y entumece los brazos del conductor.
    Por esta razón, durante el viaje por la nacional, paramos cada 100 km para un café, un Gitanes sin filtro y una rápida lectura de los periódicos locales.
    Elegimos bares de aspecto aristocrático pero económico.
    Cada bar tiene su terraza con ceniceros, su dialecto y su historia.
    Aldo me cuenta todo lo que sabe de estos lugares.
    Nos parece que el hecho de tener una historia hace más aceptable la existencia de esta infinita serie de pueblos de nombres absurdos.
    Ca' Sabbioni, Fiesso, Selvazzano Dentro, Oppeano, Trevenzuolo, Goito, Acquanegra, Pizzighettone…
    Casas nobiliarias cruzadas entre sí que dieron vida a envidias y guerras, apariciones de presuntas madonas fulminadas, tierras invadidas por los alemanes, recuperadas por los garibaldinos, ocupadas por los partisanos.
    Pueblos sede de fábricas mastodónticas, teatro de guerras napoleónicas, centrales de mercaderes, traficantes, fugitivos, exiliados istrianos.
    Aldo sigue contándome por qué existe lo que nos rodea; yo estoy observando el mundo que se construye a mi alrededor a través del deflector de curiosa forma triangular; todo se me mezcla en la cabeza mientras me dejo mecer por los 47 caballos, al galope dentro de un sueño.
    En el futuro evitaré siempre las autopistas de la vida.
    Gracias, Aldo.
    Milano · 2016 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025 PDF
  14. 64. Zoolatría Los seres que pinto, en ambientes y ropas de selfi glamuroso, son personas estereotipadas y trituradas por los engranajes del sistema para el que cumplen una función: funcionarios entusiastas del mismo sistema que los pisotea.
    El carácter animal de la cabeza viene a representar una deminutio del ser humano, en beneficio de una "cualidad" animal.
    Una mezcla terrible entre los vogones de Douglas Adams y los pequeños burócratas de Dostoievski, por triplicado, que obstaculizan constantemente el paso de los demás.
    Balan, gruñen, resoplan y gritan, todos juntos al unísono.
    Venezia · 2017 · de Luca Motolese, Umano Disumano, Nulla die, 2024
  15. 65. Fotocracia (Artículo para la revista Effetto Arte) Verano.
    El tiempo en el que abandonamos nuestra morada por un lugar otro, cualquiera.
    También el artista viaja, en medio de los demás fugitivos, y observa el éxodo posatómico.
    Por los bellos callejones italiotas todo es un plató de hombres y mujeres que se fotografían mutuamente poniéndose en pose a fuerza de gritos; las imágenes así producidas parten de los teléfonos para alcanzar los aparatos de otras personas, presumiblemente ocupadas, a su vez, en inmortalizar a parientes ante paisajes exóticos.
    Si se pudiera trazar este tráfico de recuerdos visuales se descubriría que estamos accidentalmente presentes en las fotos de las vacaciones de muchas otras personas y que nuestras imágenes se usan para describir las vacaciones imaginarias de empleados de centros de llamadas.
    De los Alpes a las pirámides el rapto instantáneo contagia a cualquiera: debemos producir la prueba probada de haber estado de veras en este lugar hoy; todos deben saber que estamos disfrutando de la vida, hoy.
    ¡Atascamos nuestras memorias digitales, llenamos nuestros discos duros de imágenes de nuestra felicidad mundana!
    Aunque sea cierto que todo ha sido ya fotografiado al menos una vez, estamos seguros de que no ha sido fotografiado por nosotros, y con eso nos basta.
    Documentamos para la posteridad, para la historia, a futura memoria digital.
    Nacen espacios virtuales de intercambio en los que podemos contar nuestra vida vacacional en imágenes, nuestras hazañas, nuestras conquistas, nuestra mirada sobre el mundo en pausa; vendemos nuestra imagen imaginaria de nosotros mismos.
    Intentamos mostrarla a cuantos más podamos, compartimos, promocionamos las imágenes de nuestras vacaciones como si fueran productos, embelesamos a los desconocidos con el fin de convertirlos en nuestros seguidores: quien me ame que me siga.
    Mi felicidad, mi diversión, mi solaz, los vendo al precio de un instante de tu tiempo, el que necesitas para decir que te gusta, que aprecias, que quisieras conocerme.
    ¿Qué queda de este inmenso tráfico de información visual de pésimo gusto?
    Nada.
    Somos nosotros mismos quienes borramos la mayor parte de las tomas que nos habían parecido fantásticas: en una se ve que hemos engordado, en otra la sobrinita ha hecho los cuernos, y en ésta un artista cretino ha pasado por delante del sol que se pone.
    Sólo una parte mínima acabará en nuestras redes sociales, donde permanecerá por los siglos de los siglos, imborrable, Amén.
    Más que los quince minutos de popularidad, es una vida entera pasada describiendo cómo nos gustaría ser, cómo nos gustaría vivir, cómo querríamos que nos vieran los demás.
    En otro tiempo se podía apestar la existencia de amigos y parientes con la proyección de veinte carretes de diapositivas; los más audaces habían producido en vacaciones un vídeo en formato VHS, con comentario sonoro leído por el guía turístico; hoy la fotografía y el vídeo documental son gratis, como la democracia.
    Todos pueden fotografiar, filmar, votar, formar partidos políticos, y lo hacen de verdad, sin vergüenza, al margen de su cultura o competencia.
    El artista observador, analizando a fondo la situación, se da cuenta de que sólo existen cuatro soluciones para disfrutar de un panorama o visitar un monumento en este período:
    A) Buscar la foto del panorama o del monumento en internet.
    B) Levantarnos a las cinco de la mañana —y alguno lo hace, pero no los artistas, que son demasiado perezosos.
    C) Ir al bar a leer un buen libro de ciencia ficción.
    D) Irse a vivir a Corea del Norte.
    Mientras meditamos sobre qué hacer, una chica le hace una foto a una amiga que se está fotografiando sola; las campanas suenan a rebato; hoy ha muerto otro arte, y los fotógrafos alcanzan a los pintores en el edén de los inútiles maravillosos tozudos de antaño.
    ¿Llegará una joven virgen a repensar desde cero la idea misma de fotografía?
    ¿Una providencial lluvia solar destruirá el mundo digital devolviendo la dignidad al artista fotógrafo?
    Podemos simplemente tranquilizarnos con la certeza de que la memoria digital sobre la que guardamos nuestras imágenes no llegará íntegra a los arqueólogos del año 4000, impidiendo a los historiadores marcar nuestra época como la más patética de todas.
    En la escuela nos vemos obligados a tragarnos lecturas desgarradoras y visiones aberrantes de épocas sepultadas, y ello sólo a causa de la inmortalidad del papel y del papiro; nuestra época, por el contrario, produce cantidades desproporcionadas de información inútil que se autodestruye en un
    inconsciente acto de ecología profunda.
    Siracusa · 2017 · de Luca Motolese, Umano Disumano Vol II, Nulla die, 2025 PDF